Voci dall’Iran: quando arte e musica diventano spazio di libertà

Mercoledì 25 febbraio, a Palazzo Roverizio a Sanremo, ho avuto l’onore di introdurre e ospitare l’evento “Voci dall’Iran: musica, memoria, arte e libertà”.
Non è stato semplicemente un incontro culturale. È stato un momento di ascolto profondo, di consapevolezza e di responsabilità civile.
In un tempo attraversato da conflitti, repressioni e tensioni geopolitiche, l’arte e la musica continuano a fare ciò che spesso la politica non riesce a fare: parlare quando le parole vengono censurate, resistere quando la libertà viene compressa, custodire la memoria quando qualcuno vorrebbe cancellarla.
Donna, Vita, Libertà: un simbolo che non si spegne
All’interno dell’evento è stato esposto il foulard “Donna, Vita, Libertà”, simbolo ormai universale della resistenza femminile iraniana. Non un semplice oggetto, ma un richiamo concreto a ciò che sta accadendo in Iran e alla forza delle donne che hanno scelto di non tacere.
Il messaggio è potente: la libertà non è un concetto astratto, è una conquista quotidiana. E spesso nasce proprio nei luoghi più fragili e più esposti.
Le testimonianze: memoria che diventa coscienza
Durante la serata sono intervenuti:
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Lorenzo Carbone, ideatore e conduttore di Incontri di Storia
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Parisa Pasendehpoor, giornalista di Irangate News
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Homeyra Hosseini, artista iraniana che ha presentato “Un nome per la libertà”
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con musiche e ideazione di Alessia Cotta Ramusino
Ogni intervento ha aggiunto un tassello: storico, giornalistico, artistico, emotivo.
Abbiamo parlato di repressione, di memoria, di identità culturale, ma anche di speranza. Perché la cultura, anche nei contesti più difficili, continua a generare senso e dignità.
La musica come spazio inviolabile
Tra tutte le forme artistiche, la musica ha una forza unica. Non ha bisogno di traduzione. Attraversa i confini geografici e linguistici.
Quando le parole diventano pericolose, la musica continua a parlare.
Per molti giovani cresciuti in contesti segnati da traumi, paure e controlli continui, la musica non è intrattenimento: è sopravvivenza. È lo spazio interiore che nessuno può confiscare.
Non guarisce magicamente le ferite, ma permette di abitarle senza esserne distrutti.
Arte come atto politico (anche quando non lo dichiara)
L’arte non è mai neutrale nei momenti storici difficili. Diventa memoria delle ferite, delle ingiustizie, delle vite spezzate. Ma diventa anche anticipazione di ciò che dovrebbe essere.
L’artista non si limita a raccontare il dolore: lo rende visibile. Lo sottrae all’oblio. In questo senso l’arte è già un atto politico, anche quando non vuole esserlo esplicitamente. È un atto di dignità.
Perché questo evento è stato importante
“Voci dall’Iran” non è stato un evento contro qualcuno. È stato un evento per qualcosa: per la libertà, per la consapevolezza, per il diritto di un popolo di raccontarsi.
Sanremo ha dimostrato che anche una città può diventare spazio di ascolto e solidarietà internazionale.
Per me è stato importante introdurre questo momento perché credo che la politica non possa limitarsi all’amministrazione. Deve saper creare occasioni di dialogo, di approfondimento, di coscienza collettiva.
La cultura permette a una società di non ridursi alla paura.
Ricorda che l’essere umano non è fatto solo per obbedire, ma per creare.
E creare significa affermare la propria esistenza.
- Relatrice al microfono accanto a una chitarrista in rosso durante un evento culturale a Sanremo
- Panelisti e pubblico a Palazzo Roverizio durante Voci dall’Iran: musica, memoria, arte e libertà a Sanremo.
- Voci dall’Iran a Sanremo: Lorenzo Carbone e Parisa Pasendehpoor tra i partecipanti con cartelli di supporto


