“Bombe, tombe e balle”: perché a Genova parleremo di guerra, informazione e potere

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“Bombe, tombe e balle”: perché a Genova parleremo di guerra, informazione e potere

Poster di presentazione dell'evento Bombe, tombe e balle con Antonio Evangelista e Alessio Saso, a Genova, discussione sull'informazione bellica e le narrazioni pubbliche con Erica Martini

Le guerre non si combattono soltanto sui campi di battaglia.
Si combattono anche nei telegiornali, nelle immagini selezionate, nelle parole scelte con cura, nei silenzi strategici.

È da questa consapevolezza che nasce l’incontro pubblico “Bombe, tombe e balle”, che si terrà venerdì 20 febbraio alle ore 18.00 presso Bi.Bi. Service, in via XX Settembre 41/3p a Genova. Un convegno–dibattito che ho voluto promuovere insieme ad Alessio Saso con il dott. Antonio Evangelista, già dirigente della Polizia di Stato, con incarichi presso Interpol e capo contingente di Polizia in Kosovo e Bosnia Erzegovina.

L’ingresso è libero, perché il tema riguarda tutti.

Quando la guerra viene raccontata

Cosa accade quando le guerre non vengono soltanto combattute, ma anche narrate?
Quando l’informazione non si limita a descrivere i fatti, ma diventa uno strumento capace di orientare l’opinione pubblica?

Viviamo in un tempo in cui le immagini scorrono veloci, le notizie si accavallano e la percezione degli eventi spesso precede la loro comprensione. Ma chi decide cosa vediamo? In quale contesto? Con quali omissioni?

Queste domande non nascono dal sospetto, ma dall’esigenza di capire.

Le testimonianze dirette di Antonio Evangelista

Antonio Evangelista non parla per sentito dire. È stato testimone diretto dei conflitti in Libano e nei Balcani. Nei suoi volumi Mediterraneo, stesso sangue stesso fango e War Street – L’inganno demokratico, affronta il tema delle guerre contemporanee non come fatalità storiche, ma come campi di battaglia geopolitici e finanziari, dove interessi economici, equilibri internazionali e narrazioni pubbliche si intrecciano.

Dalle stragi del 1982 in Libano fino ai conflitti balcanici, fino all’oro “fantasma” trafugato dall’Isis, emerge un quadro complesso in cui la democrazia può diventare pretesto e l’informazione uno strumento di pressione politica.

“Bombe, tombe e balle”: un titolo che interpella

Il titolo dell’incontro non è uno slogan. È una sintesi.
Le bombe che distruggono.
Le tombe che si riempiono.
Le “balle”, cioè le narrazioni distorte o semplificate che rassicurano l’opinione pubblica, orientandone lo sguardo.

L’immagine simbolo dell’evento richiama una delle fotografie più controverse dei Balcani del 1992, diventata emblema di come la rappresentazione visiva possa essere guidata e selezionata. Non per negare l’orrore della guerra, ma per interrogarsi su come l’orrore venga raccontato.

Un confronto aperto, senza versioni preconfezionate

Durante la serata dialogheremo con Evangelista su guerre costruite, verità manipolate, interessi nascosti e narrazioni mediatiche che hanno accompagnato – e talvolta giustificato – i grandi conflitti degli ultimi decenni.

L’obiettivo non è fornire risposte semplici, ma strumenti critici.
Non alimentare diffidenze, ma sviluppare consapevolezza.

Questo incontro si rivolge a chi non vuole restare spettatore passivo, a chi non si accontenta delle sole versioni ufficiali, a chi desidera comprendere più a fondo i meccanismi che legano potere, guerra e informazione.

Un invito alla partecipazione

Venerdì 20 febbraio alle ore 18.00 vi aspetto a Genova, presso Bi.Bi. Service.
L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

In un tempo in cui l’informazione è immediata ma spesso superficiale, fermarsi a riflettere è un atto di responsabilità civile.

Perché capire come vengono raccontate le guerre significa capire anche come viene orientato il consenso. E la democrazia ha bisogno di cittadini consapevoli, non di spettatori.