Genova, sveglia: questa non è inclusione. È un’operazione politica

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Genova, sveglia: questa non è inclusione. È un’operazione politica

Due donne in abiti formali con fascia tricolore; una regge un cartello verde in scena civica a Genova, testo visibile sul cartello.

Negli ultimi giorni mi è stato chiesto più volte perché ho scelto di intervenire in modo così netto sulle recenti decisioni della giunta Salis. La risposta è semplice: Genova merita sincerità, non narrazioni costruite per qualche titolo di giornale.
E quando vedo che la città viene trattata come un palcoscenico personale, sento il dovere di parlare chiaro.

A Genova non serve un’amministrazione che rincorre visibilità o identità da esibire. Serve qualcuno che ascolti davvero: le famiglie, i quartieri, le tradizioni, la nostra identità profonda. Sono questi i pilastri di una comunità. E chi governa dovrebbe rafforzarli, non indebolirli per inseguire un posizionamento nazionale.

La domanda che sento ovunque: cosa sta facendo davvero la giunta Salis?

Lo sento nei bar, sugli autobus, nelle botteghe dei nostri vicoli:
che cosa sta facendo questa giunta?

Perché dietro a slogan come “inclusione”, “svolta culturale”, “nuovi diritti”, io vedo altro.
Vedo una vetrina politica, non un progetto per la città.

Prendiamo la registrazione degli 11 bambini nati da coppie di donne: un atto dovuto, imposto dalla Corte Costituzionale. Ma messo in scena come fosse un atto eroico, con una coreografia mediatica costruita in ogni dettaglio.
Un gesto più politico che amministrativo, volto a lanciare un messaggio nazionale:
“Guardatemi, sono io la nuova voce progressista.”

Skymetro: 398 milioni bruciati e cinque anni persi

Poi c’è il caso Skymetro: un progetto dichiarato “non cantierabile”, che porta con sé 398 milioni di euro svaniti.
Cinque anni persi per la Val Bisagno.
Cinque anni che nessuno restituirà ai cittadini.

Questo non è progresso.
Questo è il simbolo di una gestione che non tutela Genova, ma espone la città a errori enormi.

Il consulente da 156mila euro: un lusso politico in un Comune in difficoltà

Mentre i genovesi devono fare i conti con aumenti dell’Irpef, della Tari, con il caos AMT e perfino con l’ipotesi di ritoccare l’Imu sulle seconde case, il Comune trova 156mila euro per un consulente sui diritti LGBTQIA+.

Una cifra sproporzionata, quasi provocatoria in un bilancio che fatica a coprire i servizi essenziali.

E allora la domanda nasce spontanea:
Salis sta cercando visibilità nazionale? Sta costruendo un profilo da leader del progressismo italiano, magari in competizione con la Schlein?

La narrazione lo suggerisce: identitaria, iper-mediatica, perfetta per una scalata politica.

E mentre si inseguono simboli, Genova affronta problemi veri

Mentre il Comune si concentra su scenografie culturali, la città vive problemi concreti:

  • tasse che aumentano,
  • trasporti che non funzionano,
  • progetti che saltano,
  • quartieri che chiedono ascolto,
  • cittadini che ricevono risposte vaghe, quando arrivano.

Cancellare tradizioni non è inclusione: è perdita di identità

La decisione di cancellare il presepe di Palazzo Tursi per sostituirlo con un “villaggio natalizio neutro” non ha nulla a che vedere con la tutela di qualcuno.
Ha a che vedere con la cancellazione di un simbolo condiviso da tutta la comunità genovese.

Le tradizioni non dividono.
Le tradizioni uniscono.
E cancellarle significa indebolire ciò che tiene insieme la città.

L’educazione sessuo-affettiva all’infanzia: il punto di rottura

Infine c’è il tema che ha fatto esplodere il dibattito: l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia, dai 3 ai 6 anni.

Non è una richiesta dei genitori.
Non è una necessità educativa.
Non risponde a un vuoto didattico.

È un tentativo di spostare il baricentro educativo dalla famiglia a un apparato ideologico esterno.
E questo, per me, rappresenta una ferita profonda:
– una ferita alle famiglie,
– una ferita alla cultura,
– una ferita al diritto dei genitori di guidare la crescita affettiva dei propri figli.

Una città sana protegge i bambini.
Non li usa come teatro di battaglie culturali.

Quando la politica parte dai bambini, non lo fa per loro

Questa è la verità che ho scritto nel mio comunicato e che ribadisco qui:
Quando un potere politico inizia a intervenire sui bambini, non lo fa pensando al loro futuro.
Lo fa pensando al proprio.

Perché chi forma i bambini, forma gli adulti che diventeranno.
È una regola antica quanto la politica.

Genova non è un trampolino di lancio

E allora voglio essere chiara:
Genova non è un laboratorio sperimentale.
Non è un set per costruire personaggi nazionali.
Non è una lavagna da riscrivere secondo il vento politico del momento.

Genova è concreta.
Genova è radicata.
Genova è pragmatica.

Ed è stanca di essere trattata come uno slogan.

E se la giunta Salis non lo capirà, sarà la città stessa a ricordarglielo.
Perché le pose passano, ma gli errori restano.
E restano sulle spalle dei cittadini che, oggi più che mai, meritano verità.

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