Il paradosso degli “autobus che non ci sono”

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Il paradosso degli “autobus che non ci sono”

Autobus AMT Genova arancione e bianco nel deposito, numero di servizio 9169, etichetta Fuori Servizio sul parabrezza, ambiente industriale

A Genova esiste un paradosso che meriterebbe molta più attenzione nel dibattito pubblico: alcuni autobus risultano in servizio anche quando, in realtà, l’autobus non c’è.

È da questa constatazione che parte la mia riflessione sulla gestione del trasporto pubblico cittadino, oggi guidato dall’amministrazione di Silvia Salis. In politica sembra essere diventata quasi una liturgia: ogni difficoltà viene attribuita a chi c’era prima. Ma i cittadini non aspettano l’autobus nel passato. Lo aspettano adesso.

Il tema riguarda la situazione operativa di AMT Genova. Secondo segnalazioni interne e verifiche raccolte tra gli addetti ai lavori, circa 200 mezzi risulterebbero attualmente fermi, tra guasti, manutenzioni sospese e mancanza di ricambi. Un dato che, da solo, aiuta a comprendere molte delle difficoltà quotidiane del servizio che i genovesi sperimentano ogni giorno.

Il punto più delicato riguarda però l’organizzazione dei turni. Gli accordi con il Comune prevedono l’uscita dei servizi con equipaggi completi. Quando però i mezzi non sono disponibili o non possono circolare, il sistema trova soluzioni di emergenza. In alcuni casi quattro autisti timbrano regolarmente e poi escono a piedi dal deposito, così da far risultare comunque l’uscita del turno in servizio.

Formalmente i numeri tornano. Nella realtà, il servizio no.

È importante dirlo con chiarezza: non è un problema dei lavoratori. È il segnale di un sistema che sembra preferire salvare le statistiche piuttosto che affrontare fino in fondo la situazione.

C’è poi un altro punto che nel dibattito politico viene spesso evocato. Le difficoltà legate ai mezzi ecologici rimasti fermi nel deposito di Campi per mancanza di certificazioni e l’acquisto di autobus usati provenienti da Milano — con tutte le conseguenze in termini di ricambi e costi di reimmatricolazione — sono questioni che risalgono alla precedente amministrazione. È giusto ricordarlo. Ma non basta. Il problema vero è cosa si fa oggi per uscirne.

Il nodo non è la ricerca infinita delle responsabilità storiche. Il nodo è la capacità di governare il presente.

Se duecento autobus restano fermi e la risposta politica continua a essere il racconto di ciò che è successo prima, significa che la città sta ancora aspettando una strategia.

Perché alla fine la questione è molto semplice.

Genova non ha bisogno di numeri che funzionano sulla carta.
Ha bisogno di autobus che partono dal deposito e arrivano alle fermate